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Fiano Di Avellino Sequenzha Benito Ferrara

Fiano Di Avellino Sequenzha Benito Ferrara

€20,50 EUR

Il Fiano di Avellino Sequenzha di Benito Ferrara è il punto di partenza più sincero e identitario nel mondo dei bianchi irpini secondo Benito Ferrara, vignaiolo custode di una tradizione secolare e di un sapere radicato nei suoli minerali dell’Appennino campano. Questo vino nasce dalle colline di Tufo, patria della famiglia Ferrara, ed è un tributo appassionato alla terra d’origine, al rigore del lavoro agricolo e all’eleganza austera del Fiano, uno dei più grandi vitigni bianchi italiani. Ottenuto da uve Fiano in purezza, coltivate su suoli argillosi e tufacei, ad altitudini superiori ai 500 metri, il Fiano di Avellino di Benito Ferrara è frutto di una viticoltura rispettosa, asciutta, senza irrigazione né forzature, che segue il ritmo delle stagioni e dell’altitudine. Le vigne, esposte a nord-est e ben ventilate, producono grappoli piccoli e concentrati, capaci di restituire un sorso di rara finezza e profondità. Il lavoro in vigna è meticoloso, empirico, quasi silenzioso, teso a preservare l’integrità della pianta e del suolo.

Annata: 2024

Gradazione Alcolica: 13,5%

Maturazione e Produzione: La vinificazione è essenziale, pensata per lasciare spazio all’identità varietale e territoriale del Fiano. La fermentazione avviene in acciaio inox a temperatura controllata, con lieviti indigeni o selezionati in base all’annata, senza macerazioni o correzioni. Il mosto viene chiarificato per semplice decantazione e, dopo la fermentazione, il vino sosta per diversi mesi sulle fecce fini, sempre in acciaio, con bâtonnage regolari ma discreti. Non c’è legno, non c’è fretta: solo tempo, ascolto e materia viva. Questa scelta coerente con la filosofia della cantina permette al Fiano di esprimersi in modo diretto, preciso, profondo, senza mascheramenti. La produzione è contenuta, frutto di una selezione attenta in vigna e in cantina, e riflette l’annata, l’altitudine, la pietra. Nessuna standardizzazione, nessun compromesso: solo l’eco del suolo e della stagione.

Caratteristiche Organolettiche
Colore: Giallo dorato intenso, caldo e brillante, quasi ambrato nei riflessi, a testimonianza della maturazione delle uve e dell’affinamento in legno.                                          Profumo: Il naso è opulento, stratificato, di grande impatto. Si apre con note di albicocca disidratata, mango maturo, scorza d’arancia candita, seguite da sentori floreali di ginestra e zagara, spezie dolci, miele di castagno, resina e una profonda vena marina. Emergono poi sfumature affumicate, di roccia bagnata e macchia mediterranea. È un bouquet sontuoso e inconfondibile, che unisce ricchezza e verticalità.
Gusto: Il sorso è potente, avvolgente, cremoso. L’attacco è morbido, quasi dolce nella frutta, ma subito bilanciato da una freschezza agrumata e una salinità incisiva che tengono il vino in tensione. Il corpo è pieno, quasi masticabile, ma mai pesante, e la persistenza è lunghissima, con ritorni di frutta gialla, mandorla tostata, sale e fiori secchi. Un vino bianco che sfida il tempo, che si scolpisce nella memoria come un panorama di Furore al tramonto.

Abbinamenti Gastronomici: Il Fiano di Avellino di Benito Ferrara è un bianco di carattere, dalla forte vocazione gastronomica. Si esalta con piatti di mare importanti: grigliate di pesce, crostacei al vapore, aragosta alla catalana, calamari ripieni, ma anche con preparazioni di terra irpine come zuppe di cereali e legumi, pasta con tartufo bianco o porcini, coniglio all’ischitana, carni bianche in umido. Ottimo anche con formaggi semi-stagionati, pecorini e tome affinate, è sorprendente in abbinamenti vegetariani complessi, come caponata di verdure, timballi di melanzane, risotto con finocchietto e limone candito. Interessante anche in contesti orientali: sushi, sashimi, ma anche piatti speziati come pad thai, curry verdi o tajine di pollo al limone.

Destinazione D'Uso: Questo Fiano si rivolge a chi cerca un bianco di profondità e coerenza, lontano da semplificazioni aromatiche e affabulazioni tecniche. Da servire a 10–12°C, in calici ampi, è ideale per cene di pesce, momenti meditativi o confronti fra appassionati, ma sa accompagnare anche una cucina quotidiana pensata, consapevole.
È un compagno discreto, che non invade ma accompagna, che sa parlare con voce minerale, pacata e autorevole.